Napoli da vivere: la musica nel cuore

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Interviste e approfondimenti

 Napoli da Vivere Incontra  Marco Luongo in arte "La Casa della Musica 1926": Tra Elettronica, San Pietro a Majella e il Mito di Liberato
La scena musicale napoletana è un vulcano in continua eruzione, capace di fondere tradizione e avanguardia in modi sempre inaspettati. Oggi, sulle pagine di Napoli da Vivere , vi portiamo alla scoperta di un progetto affascinante e ricco di energia: La Casa della Musica 1926.
Dietro questo nome d'arte così evocativo ed empatico si cela Marco Luongo in arte "la casa della musica 1926"  un giovane talento partenopeo che ha fatto dell'elettronica il suo linguaggio d'elezione. La sua è una musica che non vuole solo essere ascoltata, ma vissuta: un inno al puro divertimento, alla cassa dritta e al piacere viscerale di stare insieme sulla pista da ballo. Dalle aule sacre del Conservatorio di San Pietro a Majella alle influenze urban di Liberato, abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Marco per farci raccontare il suo mondo.

 

L'Intervista

Napoli da Vivere:Ciao Marco, e benvenuto su Napoli da Vivere. Partiamo subito dal tuo nome d'arte, "La Casa della Musica 1926". Come nasce e cosa rappresenta per te questo "luogo" virtuale e sonoro?
Marco Luongo (La Casa della Musica 1926): Ciao a tutti e grazie per avermi ospitato! "La Casa della Musica 1926" nasce proprio dall'idea di creare un rifugio, uno spazio dove chiunque possa sentirsi accolto e libero di esprimersi. La musica per me è condivisione, è quel momento esatto in cui un gruppo di sconosciuti inizia a ballare allo stesso ritmo e diventa una famiglia. Il 1926 è ovviamente un numero che per noi napoletani significa tanto, è un omaggio alla passione viscerale della nostra città, un elemento di forte appartenenza. Volevo che il mio progetto musicale fosse una "casa" con le porte sempre aperte, dove il suono elettronico rimanda al puro divertimento e alla gioia di stare insieme.


Napoli da Vivere:C'è una forte connessione fisica tra te e la musica, che parte da molto lontano. Sappiamo che sei stato un autodidatta per 10 anni prima di iniziare percorsi più accademici. Raccontaci del tuo primissimo approccio con lo strumento.


Marco Luongo: È vero, tra me e la musica c'è sempre stato un legame intimo, quasi primordiale. Ho iniziato completamente da solo, guidato unicamente dall'istinto e dall'orecchio. Ricordo ancora la sensazione della prima volta che ho sfiorato i tasti di un pianoforte: ho avvertito una sensibilità particolare, una scossa che mi ha attraversato. Sentivo che sotto i miei polpastrelli potevo tradurre in suono tutto quello che avevo dentro. Per dieci anni ho esplorato la tastiera così, sbagliando, riprovando, lasciandomi guidare dalla curiosità. Solo in seguito ho deciso di strutturare questa passione frequentando il Liceo Musicale, che mi ha dato le basi teoriche per comprendere davvero cosa stavo facendo.
"Ricordo ancora la sensazione della prima volta che ho sfiorato i tasti di un pianoforte: ho avvertito una sensibilità particolare, una scossa che mi ha attraversato."*

Napoli da Vivere:Da quell'approccio istintivo e dal Liceo Musicale, sei arrivato fino a un'istituzione storica. Oggi infatti studi al prestigioso Conservatorio di San Pietro a Majella, e nello specifico frequenti la magistrale in Musica Elettronica. Come convive l'anima classica e storica di quel luogo con i tuoi sintetizzatori?


Marco Luongo: È un contrasto meraviglioso. Camminare nei corridoi del San Pietro a Majella, un luogo dove hanno studiato i più grandi maestri della storia della musica, incute un certo timore reverenziale. Ma la magia sta proprio nel portare il futuro in quelle aule storiche. La magistrale in Musica Elettronica mi sta aprendo mondi infiniti: studio la sintesi sonora, il sound design, la manipolazione dell'audio. Il conservatorio mi sta fornendo gli strumenti tecnici per prendere quell'istinto nato sul pianoforte e proiettarlo in una dimensione contemporanea. È la fusione perfetta tra la disciplina accademica e la libertà assoluta dei suoni elettronici.
Napoli da Vivere:Ascoltando i tuoi brani, si percepisce immediatamente questa voglia di evasione e di festa. Qual è l'obiettivo principale quando ti chiudi in studio a comporre?
Marco Luongo: L'obiettivo è farti staccare i piedi da terra. Quando produco, immagino sempre la reazione della gente. Voglio creare brani che facciano vibrare i muri e le persone, tracce che ti costringano a sorridere e a muoverti. La musica elettronica, specialmente quella orientata al clubbing, ha questo potere sciamanico di unire le persone. In un mondo che corre veloce e spesso ci isola, il mio obiettivo è riportare le persone su una pista da ballo per celebrare il momento presente.
**Napoli da Vivere: In questo percorso di ricerca musicale, c'è un artista partenopeo che ami profondamente e che è diventato una tua musa ispiratrice: Liberato. Quanto c'è di lui nel progetto "La Casa della Musica 1926", in particolare nei tuoi remix?
Marco Luongo:C'è tantissimo! Liberato è stato uno spartiacque per la nostra generazione. Ha dimostrato che si può prendere la lingua, la cultura e il cuore di Napoli e fonderli con sonorità elettroniche di respiro internazionale, da club europeo. A lui mi ispiro costantemente per la maggior parte dei miei brani. Soprattutto nei miei remix, cerco di prendere la malinconia e la poesia dei suoi testi e di trasportarli nella mia visione sonora, accelerando i bpm, spingendo sui bassi e trasformandoli in inni da ballare fino all'alba. È una fonte di ispirazione continua su come essere orgogliosamente napoletani ma con una visione globale.


Napoli da Vivere: Un'ultima domanda, Marco: cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro da "La Casa della Musica 1926"?
Marco Luongo: Sto lavorando a molta nuova musica, sperimentando con i suoni che sto scoprendo e perfezionando al conservatorio. Continuerò a produrre, a fare remix e, soprattutto, non vedo l'ora di suonare dal vivo il più possibile. Voglio portare la mia "Casa" in giro per i club di Napoli e non solo, per ballare e sudare tutti insieme.

Potete seguire le ultime uscite, i remix e i progetti di Marco sulle sue piattaforme social "lacasadellamusica1926"  e di streaming musicale. Restate sintonizzati su Napoli da Vivere per scoprire i prossimi talenti che fanno battere forte il cuore (ed i bassi) della nostra città.

"La musica napoletana è l'anima di Napoli, un ponte tra passato e futuro, un'emozione che non smette mai di sorprendere."

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